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Parola di autori, ognuno con il proprio libro ed i propri sogni
in mano
di Stefano Giacometti
L’atmosfera carica di attesa faceva presagire un pomeriggio indimenticabile, io
e almeno altri mille ansiosi della cultura inespressa, pronti, seduti al proprio
posto puntuali, chi in giacca e cravatta, altri come me in giacca sportiva,
taluni con maglione rigorosamente ed artisticamente trasandato, ma che
importa noi eravamo lì accidenti, pronti, ognuno con il proprio libro ed i propri
sogni in mano.
La cerimonia prende corpo e subito un accidente mi prende, sudorazione alle
stelle, cuore che batte.
Stanno leggendo un mio racconto, avete capito bene, un mio racconto,esaltato
dalla eccellente e professionale presentazione di Stefano Baragli.
Io, Stefano Giacometti intraprendente aspirante scrittore dopo notti passate fra
bicchieri di vino e pensieri vani, ero lì, io e la mia musa ad ascoltare un mio
racconto dinanzi ad almeno altri mille ansiosi della cultura inespressa, pronti,
ognuno con il proprio libro ed i propri sogni in mano.
Cinque minuti , forse meno, da cardiopalma, cinque minuti di vita e che gioia
amici miei , che gioia e diciamocelo pure senza falso pudore… che meraviglia.
“Dai non e’ nulla, tranquilla…” dico balbettando, completamente coperto da
gocce di sudore alla mia musa, compagna e cosa non da poco p.r.
Dopo essermi ripreso dallo stupore ed inatteso quanto meraviglioso
svenimento cerco di concentrarmi e finalmente inizio a seguire la cerimonia.
Le ali del vanto, continuano ad aleggiare intorno a me producendo una arietta
fresca che sembra volermi dire… “Accidenti Stefano, ti rendi conto ? Hanno
letto un tuo racconto, non quello di Paolo o di Francesco o della Katia… fosse
mai. Il tuo, accidenti il tuo… “
Comunque passata circa un’oretta riprendo il controllo delle mie emozioni,
delle mie sensazioni e come dicevo cerco di seguire la manifestazione peraltro
assolutamente interessante.
Le ore passano.
Forse troppe. Non dovevo dirlo ? Scusate…
Premio per la critica, per la scuola, junior, senior, mezza età, giovani , vecchi,
insomma una miriade di premi e intervista tutte anticipate dalla fatidica e
pericolosissima frase… “Sarò breve…” segno di inequivocabile fregatura ed
espressione dell’esatto contrario… Sempre.
“Ok, ma quando arriva la mia sezione ?” sento dire dal signore dietro di me che
entrando in giacca a vento stava infilandosi le ciabattine da mare , occhiali da
sole e bermuda, tanto tempo era passato dal momento del suo timido
ingresso.
Verso le ore diciassette, alcuni, timidamente imitando il passo del giaguaro,
lasciano con una scusa qualsiasi , tipo devo andare in bagno, o devo fumare,
cacchio devo assolutamente fumare altrimenti non resisto oltre, l’auditorium.
Se decido di farmi male, se permettete, il metodo lo scelgo io…
Franco, il signore di fronte a me, con cura maniacale estrae dal suo zainetto
una corda alla quale attaccare la sua debole vita ridotta al lumicino, mentre il
Sig. Baragli, presentatore conscio di aver perso il controllo della situazione
sembra volere dire… “Non farlo, amico mio, non farlo, abbiamo quasi finito. Lo
prometto.”
La Signora Carla nella speranza di essere arrivata in finale (come me del
resto…), sembra non voler abbandonare la sala a tutti i costi, inizia ad affettare
pane e salame, qualcuno all’angolo stappa una bottiglia di Merlot del 92
facendo cenno alla Carla che lui è li, pronto e disponibile. I piedi mi fanno
male, il sedere peggio, estraggo le ciabatte meglio stare comodi, qui la cosa si
fa lunga. Un gruppo di ragazzi in alto estrae la loro tenda da campo,
accendono fornelli da campo ed intonando canti goliardici per uccidere il tempo
che inesorabilmente, non passa, mai.
Il presentatore (sempre il bravissimo Baragli… ) , preso da un momento di
sfinimento, decide di annunciare che si assenta per un momento, forse preso
da un dolore vescicale esasperato, forse per fumarsi una sigaretta in un solo
tiro, fatto sta che non torna, tanto da iniziare a preoccupare visibilmente la
Sig.ra Bellucci che con aria elegante e con grazia assoluta cerca di capire dove
sia finito. Il timore e’ grande. Forse in quel momento il Baragli è già al casello
dell’autostrada fermato da una pattuglia dei Carabinieri che inutilmente
cercava di calmarlo, colpito, com’era da un logico attacco di ansia
accompagnato da una vaghissima perdita di coscienza della propria
personalità.
Ma tutto riprende, finalmente e tutto prende la corretta posizione.
I Carabinieri riportano il Baragli, discretamente, in sala.
Tutti si accorgono del problema ma nessuno dice nulla.
Siamo scrittori, che diamine, leggiamo fra le righe della vita, ma siamo
maledettamente delicati nel non dirlo a nessuno.
La cerimonia finisce.
Non ho, ne abbiamo vinto, ma che importa.
Abbiamo vissuto il momento indimenticabile della gloria, emozioni uniche.
Rimettiamo via pane e salame, alcuni ripiegano la propria tenda, altri si
complimentano con il proprio vicino…
“Per aver vinto ?... “ ma che dite.
Per essere sopravvissuti. E via pare poco ?
Noi, indistruttibili autori, noi fulgido esempio dell’arte abbiamo,nonostante
tutto vissuto grazie a voi.
Grazie a Io Racconto.
E allora che vogliamo di più ?
“Che la prossima volta sia più corta ?” urla Alberto un signore di mezza età due
file dietro la mia… Autore come me, penso.
Andiamoci piano con le richieste assurde, l’arte ha un prezzo.
E noi, diciamocelo siamo stai ben felici di pagarlo.
Grazie Io Racconto.Al prossimo anno.
Noi ci saremo, salame, corde, tende, Merlot e ci auguriamo con …
Baragli, Bellucci e … rigorosamente vino.
Voi ci sarete ?
Noi certamente, parola di autori, ognuno con il proprio libro ed i propri sogni in
mano.
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